Archivio per Ottobre 2008

La Città Standa

Ottobre 21, 2008

Siamo partiti da Tel-Aviv a mezzogiorno del 19 ottobre 2008 e siamo arrivati all’una del 19 ottobre 1099. Dodici ore dopo ero disteso sul letto e non riuscivo a darmi pace.
Venendo dai bermuda, dagli infradito e dai tatuaggi di Tel-Aviv non mi aspettavo una vista simile. Sapevo che avremmo trovato degli ortodossi, ma non immaginavo una tale sterminata fiumana di cappelli neri.
Sfortunati con l’autobus, siamo entrati nella Old City dalla porta del Letame. La sfortuna non risiede nell’odore (invero la discarica e’ stata chiusa da parecchi secoli) ma dalla folla impressionante che circonda il muro del pianto. Migliaia di ebrei che si riversano nel piazzale da ogni tortuosa scalinata e due strani giovani con enormi zaini Decathlon che combattono per risalire la corrente. A digiuno.
Prima di arrivare al Citadel Hostel, il piu’ fico ed economico della zona, ci siamo persi credo cinque volte.
E poi era pieno.
Receptionist: But there is place on the roof. We give you a mattress and a blanket. Experience…
Peccato che Gerusalemme e’ a 800 metri…te la do io l’Experience…
Alla fine abbiamo trovato posto in un altro ostello raccomandato dalla Lonely, pieno di persone di OGNI etnia, tutti con evidenti problemi psichici. Soprattutto il receptionist, che credo essere il noto cantante jamaicano Capleton, il quale ieri notte ci ha aperto dopo forse dieci minuti che suonavamo il campanello.
Io: Ma…per caso il campanello e’ rotto? Abbiamo suonato parecchio, forse non ci sentivi.
Capleton (guardando il soffitto): No, no, vi ho sentito…
Che sia stato il caso, la suggestione collettiva, la scarsa fantasia degli autori o (dio non voglia) Dio, fatto sta che Gerusalemme è città sacra per tutti e tre i grandi monoteismi, ebraismo, cristianesimo e islam.
Qui Abramo fu fermato in zona cesarini dal signore che gli aveva chiesto di sacrificare suo figlio, qui Gesù di Nazareth fu crocifisso e risorse, qui il profeta Maometto ascese al cielo in un viaggio notturno. Tutto qui. Ma pensa.
Ecco perché questa è la meta di pellegrinaggio più importante del mondo.
Ecco perché nel 1099 i crociati partirono dall’Europa, strinsero d’assedio Gerusalemme e trucidarono i 40.000 abitanti che si trovarono davanti, musulmani ed ebrei. Con questi vicoli stretti e tortuosi, non fatico a credere che il sangue gli arrivasse al ginocchio come dicono.
Guardo la porta di Jaffa ed immagino l’esercito assiepato sul pendio, pronto ad entrare.
Guardo gli ortodossi di una parte e dell’altra e l’idea non mi dispiace.
Disteso sul letto, ingolfato dalle emozioni, ho vissuto la più grande crisi anti-mistica della mia vita. Un delirio ateo, nonostante io ami sottolineare che sono agnostico.
Perché così non ci siamo. Gli ebrei con i boccoli e i cilindri di pelliccia che non ridono mai, i cristiani ortodossi che rispondono cantando per le strade, le merci, le merci, le merci che rappresentano tutto, croci, candelabri, libri, muri, filo spinato, bombe, campi profughi e souvernir.
Dovevano essere delle belle favole, delle storie coinvolgenti, utili insegnamenti al massimo ma non questo.
Non una gara a chi è più invasato, a chi è più predestinato, a chi ha il profeta che vince.
Vi siete presi così sul serio da diventare una tragica barzelletta che non mi fa più ridere per niente.
O forse è solo che qui ho perso il senso dell’umorismo.
Al risveglio, prima che facessi in tempo a riagganciarmi alla mia delusione, è arrivato il suono della campanella. Non una campanella qualsiasi, ma quella della ricreazione. Il rombo dei bambini e delle bambine della scuola accanto ha invaso la stanza e mi ha fatto iniziare la giornata col piede giusto.

DA FARE: Visitate la chiesa di S. Alessandro, ammiratene il maestoso misticismo, tornate in ostello e scoprite di essere stati nella Basilica del Santo Sepolcro. Esilarante.

Che post e’ quest?!

Ottobre 19, 2008

Finalmente il viaggio tanto atteso.

Ho aspettato, studiato, fantasticato e sognato.

Eppure qua e’ tutto diverso dai pensieri e dalle foto.

Tel Aviv.

Sempre immaginato di vedere l’Europa vista dagli occhi dei mediorentali ed in effetti non mi sbagliavo, e’ la citta’ che meno rappresenta lo stato attuale delle cose. Ibrida, un incrocio tra Miami e Cappelle sul Tavo. Le donne condividono la fortuna di avere delle tette enormi. Tutte. L’unico dettaglio degno di nota e’ Jaffa o Jaffo o Iaffa o Iaffo, dipende da quanto ci sta dentro chi la pronuncia. Strano a dirsi ma l’unico vero monumento e’ una torre messa al centro della strada, la torre dell’orologio. Andava 5 ore avanti. L’abbiamo girata in largo e lungo… potevamo risparmiarcelo. Non e’ brutta, sia chiaro, ma e’ poco coinvolgente.

Sempre Tel Aviv, Corso Mayonese (il fulcro della vita notturna per intenderci).

Un pranzo e scopriamo il nuovo mondo, targato Humus. Ormai non mangiamo altro. Mi diverte molto il ragazzo che ci serve al tavolo del ristorante. Quando ordiniamo si diverte come un pazzo, ride, ci chiede da dove veniamo. Italia. A quanto pare in questo periodo non siamo gli unici turisti italiani (bella cazzata, falso, falsissimo.. aparteuntorinesefiloisraelianochecisivolevafare). Raccomanda una certa attenzione per l’agnello che ha preso Alessandro, pare sia davvero hot. Agnello. Piccante. Ad un abruzzese. Ma non mi far ridere. Questa strada ci racconta i due lati della medaglia dello stato israeliano: da un lato la fortuna commerciale, l’occidentalizzazione; dall’altro la distruzione, la stasi, la poverta’ del popolo scacciato. Sul muro della casa accanto al ristorante svolazza una bandiera dello stato d’Israele (ne e’ piena la citta’), sotto di essa uno stancil ha un viso conosciuto: quello sguardo che mi fissa e’ inconfondibile. Ghandi, verde. Affondo il mio pane arabo nell’humus e godo. Questa invenzione culinaria meriterebbe il nobel per la pace interiore. Una pace che dura poco. Alzo lo sguardo verso i due che si siedono al tavolo accanto al nostro. Uno dei due e’ particolarmente grasso e peloso, dallo sguardo direi che l’hanno programmato ieri ed e’ uscito male. Mi chiedo come abbia fatto a ficcarsi la pistola nel culo. Lui e’ un vero duro, ce l’ha tra il ginz e la mutanda, altezza chiappa destra, interna. Paghiamo e ce ne andiamo deridendolo, ipotizzando il nome del film che gireremo su di lui:”il frocio con la pistola in culo”. Passiamo la serata in un locale che si chiama “Cosa Nostra”, ovviamente per noi e’ il Costa Nostra, manco a dirlo. Il deejay sta alla frutta, mischia ogni genere di reggae senza un minimo di senso. Ogni tanto gli strilliamo un “BOOOO” per gasarlo e lui reagisce sbattendo i piedi a terra. Ce ne andiamo per raggiungere un party che speravamo fosse un rave, in una zona da dimenticare, dove abbiamo rischiato… vabe’ lasciamo stare. Comunque mettevano una musica ignobile, cosi’ siamo scappati a casa ormai sbronzi.

Jerusalem.

Quando stamattina siamo arrivati a Gerusalemme ho finalmente capito che sognare non serve a un cazzo. Lo spettacolo che gia’ durante il viaggio si disegnava davanti ai miei occhi (mentre l’autista per coinvilgerci in una chiacchierata ci ha etichettati “macaroni mandolina”) aveva di gran lunga annientato ogni fantasia. Quando poi abbiamo raggiunto la citta’ vecchia il caotico misticismo che gli dona vita mi ha confuso la mente, risucchiato l’anima e le energie. Per ora mantengo le impressioni lontane dai post. Ah, viviamo nel quartiere dei suk, state tranquilli.

Prime impressioni

Ottobre 17, 2008

AVVERTENZA: questo sara’ un blog a due mani, se mai sara’. Prima di aggredire chicchessia verbalmente o fisicamente, vi prego di verificare l’identita’ dell’autore sotto il titolo, accanto alla data. Grazie.

Imbarco a Bologna, niente da segnalare. Tranne l’arroganza, che sempre mi delizia, di chi aggredisce invece di mortificarsi quando viene colto in fallo.
Uomo libico sulla 60ina in partenza per Tripoli: Certa gente non rispetta chi c’era prima…
Sorpassatore: Eh si’ eh, perche’ sono in ritardo e rischio di perdere l’aereo!!!

A Fiumicino sono arrivato con tanto anticipo da trovare tempo per le polemiche: sotto le indicazioni per i terminal non c’e’ il tempo stimato di percorrenza. Non dicono quanto devi camminare ancora per raggiungere l’imbarco. Io a un certo punto pensavo che fosse dietro l’angolo, svolto e mi trovo su una piattaforma del treno. Ma, dico! Me ne sono aspramente lagnato al telefono con mia madre.

All’atterraggio a Tel Aviv, ore 2.10 antimeridiane, ero piuttosto elettrizzato e credo che il mio sorriso mi abbia risparmiato il famoso interrogatorio dell’aeroporto Ben-Gurion. Ma poi l’hanno fatto a Stefano e gli hanno anche lasciato il bagaglio a Roma.

Agli arrivi internazionali c’era un mare di gente, anche un ragazzo romano a cui avevo fatto da interprete allo sportello lost and found.
Giulio: Ah, sei stato in Africa? Mi hanno offerto di andare a fare il cuoco in Bangladesh, che ne dici?
Io: Beh…hmm…il Bangladesh…non e’ in Africa, e’ sopra l’India.
Comunque Giulio sta con la Domus Mariae e va a fare un pellegrinaggio in un posto il cui nome inizia con la K sopra il lago di Tiberiade in Galilea. E gli auguriamo tanta fortuna.

Oggi siamo andati a Jaffa, la citta’ vecchia a sud di Tel-Aviv e c’era un sole notevole, Stefano dice che ho le lentiggini. Oggi era giorno di mercatino delle pulci, un discreto delirio e da uno dei negozi si sentiva Eros Ramazzotti.

Poi abbiamo fatto un giro nel vecchio quartiere Ottomano, piuttosto affascinante. Sull’unica porta aperta di un palazzo c’era scritto “Dungeon” e ovviamente siamo entrati. Varie rampe di scale piu’ giu’ pero’ siamo solo risbucati nei vicoli. Niente rugginofago, niente verme iena. Deludente.

Vicino alle vecchie carceri turche un locale stava per aprire il suo pomeriggio musicale, ma i cartelli sono tutti in ebraico e chiediamo di che si tratta.
Ragazza: Ci saranno dei famosi cantanti israeliani…e’ un’iniziativa per le donne del sudafrica!
Lodevole, ragazza, e’ nobile occuparsi dei problemi degli altri. Ma…i vostri?

Stasera non si sa, ma prevedo grosse quantita’ di falafel.